Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017

"Impressioni dello scrittore" by Simone Sarasso - Tor #Day2: Il risveglio

Mar, 12/09/2017 - 10:17 -- Chiara Jaccod

Il risveglio a Valgrisenche è un cristallo di ghiaccio pronto a sciogliersi. Una corona di spine.

Troppo caldo in questa casa deliziosa. Tanti sensi di colpa verso chi è là fuori. Il mio amico Daniele ha il sonno agitato; io, invece, mi sa che l'ho perso per strada.

Alle tre, invece di ronfare, sto scambiando sms con Mien. Mien Barrel è la guida che da mercoledì mi porterà a spasso per i sentieri e le rocce del Tor.

"Ti ha già travolto la magia di questa follia?" mi domanda.

Eccome, fratello. Eccome.

Mien è in Base Vita a Cogne, ha appena visto entrare Javi e Franco. Li ha osservati mangiare in quattro minuti netti, ripartire dopo una sosta di dodici appena.

Faccende da perderci il sonno: e infatti, guardaci.

Daniele continua ad agitarsi in branda, io faccio un patto con le mie ossa cocciute: un paio d'ore orizzontale, poi si ricomincia.

Promesso.

Colazione a fondo valle che fuori albeggia, un abbraccio al mio socio in partenza e raggiungo Franco Faggiani in Base Vita a Donnas.

Arrivo che Javi e Franco son già passati: la velocità e la costanza con cui questi due se le danno è da sangue dal naso.

Il tempo smette di scorrere, inizia a gocciolare. Almeno finché dall'orizzonte non spunta Braccio di Ferro Bosatelli.

Guardatelo: passo inesorabile, sorriso sulle labbra, mezzo TOR nelle gambe, nemmeno un quarto d'ora di sonno.

Cazzo se se lo merita quell'uno sul pettorale.

Io e Franco andiamo a piedi fino al Forte di Bard: chiacchieriamo come vecchi amici. A un tratto, dall'arco romano sbuca una silhouette inconfondibile: veloce e tagliente, falcata d'argento.

"È la Borzani! È la Borzani!" grida il regista che si è scapicollato con la videocamera sempre in bolla.

L'unica e sola: al comando senza chiudere occhio, prima donna e dodicesima assoluta.

Super Lisa.

Mi tolgo la soddisfazione di correrle accanto su quelle pietre di migliaia di anni. Sorride, in Base Vita l'accoglie l'altra metà della sua mela. Riparte presto, ha fretta di incenerire i sentieri.

La corsa m'ha lasciato voglia d'asfalto, per cui saluto Franco e mi precipito appresso alle bandierine gialle fino a Perloz.

Ritorno un'ora più tardi, sudato e felice.

Franco mi squadra: "Doccia, pappa e nanna?"

Ho un letto in un b&b a cinquanta metri da qui.

Scuoto la testa: "Doccia sicuro. Ma la pappa vado a farla a Cogne. Per la nanna si vedrà".

"Perchè Cogne?" butta là Franco. "Cogne è dietro le spalle".

"Devo salutare una persona. Se non lo faccio, finisce che ci rimugino fino a domani".

E allora via di autostrada e tornanti. Un boccone in un ristorante del centro e l'occhio ai tempi e al gps.

In Base Vita abbraccio Mien e parliamo di follia, ossa rotte e sogni immensi.

Quando va a dormire e mi saluta, controllo di nuovo il sito: COGNE IN 22.39, così dice.

Ci siamo.

Mi guardo intorno, ma lei non c'è.

Stai a vedere che a forza di chiacchiere l'ho mancata. Poi, invece, eccola che spunta con indosso una felpa giallo fluo e la frontale scarica tra le mani.

"Silvana..." le dico. Si volta e ha gli occhi crepati, come dice il mio amico romagnolo. Ma la luce che l'illumina è sempre la stessa, anche con cento e rotti chilometri nei talloni.

"Son passato per dirti buona fortuna".

"Grazie" fa lei, e non smette di sorridere. "Ma adesso, se non ti spiace, vado a dormire un'oretta".

Non mi spiace.

Non mi spiace per niente, signorina.

Chiudi gli occhi che vado a chiuderli anch'io.

Domani è solo martedì.

Di strada ce n'è ancora da perdere la testa.