Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017

"Impressioni dello scrittore" by Simone Sarasso - Tor #Day7: GRAZIE! Tor

Sab, 16/09/2017 - 16:56 -- Chiara Jaccod

Al Tor le giornate durano il doppio. Al Tor non si dorme, ormai lo sapete.

La nostra giornata da 48 ore comincia venerdì: sveglia a Oyace un'ora più tardi del solito perchè i chilometri cominciano a farsi sentire. Mien è assai più duro e performante del sottoscritto, tant'è che mi attende per un'ora e mezza al tavolo della colazione divorando un libro sulla storia dell'autonomia valdostana (scusa, Mien!). Brioche, cappuccio e via, a rotta di collo verso la Base Vita. Silvana sta ancora dormendo e aspettiamo che si svegli per sapere come sta. Quando avvistiamo il suo sorriso, dietro a un paio d'occhietti stropicciati, il sole sorge sul serio.

Si rimette in marcia in fretta e noi pure.

Affrontiamo la prima ascesa della giornata: Colle Champillon. Ma prima un volo radente in base a Ollomont per controllare la situazione: dolore e orgoglio, i chilometri son tantissimi, e i piedi di alcuni eroi sono a pezzi.

Nessuno si lamenta, anche se la sofferenza non è affatto uno scherzo. Curiosare per credere. Aggirandomi tra i lettini improvvisati, provo del rispetto senza fine. Al TOR non si vincono soldi nè si diventa famosi. Ma chiunque si schieri sulla linea di partenza è pronto a dare tutto per tagliare il traguardo: tutto. Integrità fisica compresa. Gli atleti di questa gara unica sono eroi. Autentici eroi in lotta contro un esercito di giganti.

Applaudiamo ognuno di loro, e poi il viaggio continua: è tempo di andare in montagna.

Mien, non appena iniziamo la salita verso il colle, inizia a martellare un bel ritmo: vedo di stargli rdietro stringendo i denti. Nonostante tutti i miei sforzi per tenere botta, parecchi concorrenti mi sfilano in salita. Gente con centinaia di chilometri nelle gambe ne ha ancora da andare come un treno. Se non è maqgia questa...

Scendendo, punto il navigatore su Courmayeur ma prima faccio ancora un salto in Base Vita a Ollomont sperando d'incrociare Silvana: mi fanno sapere che è ripartita da venti minuti.

La ragazza prodigio avanza implacabile.

Dopo cena, da Courmayeur ci spostiamo a un'altra Base, quella di Saint Rhemy en Bosses: l'atmosfera è speciale. A notte fonda vengono servite minestre calde e parole di conforto. Si dorme in una struttura storica, ristrutturata con grande competenza e assai funzionale. Silvana arriva infreddolita e con gli occhi gonfi: qualche ora di nanna è d'obbligo.

La ripartenza ci emoziona tutti quanti: fa freddo e là fuori è buio sul serio.

Ma bisogna andare. Scagliare il cuore oltre l'ostacolo e arrivare in fondo

Son le tre passate quando io e il mio amico ci incamminiamo verso il Rifugio Frassati. La salita è tosta e gelida, ma alla fine abbiamo la meglio su prati scivolosi e gelo nelle ossa. Dal rifugio ripartiamo quasi subito: il tempo ci gioca contro e l'alba non aspetta.

Ci vogliono impegno e concentrazione per spingere fino al Malatrà ma, quando finalmente mi arrampico sul colle, il sole inizia a spuntare verniciando d'emozioni eterne il Monte Bianco.

Poso per la foto a cui penso da quando conosco il TOR: braccia aperte e bastoncini impugnati come coppe del mondo.

È una delle più grandi emozioni della mia  vita, senza se e senza ma.

La assaporo sul palato fino in fondo.

La discesa che segue è dolcissima. Scivoliamo fino al Bonatti e facciamo una signora colazione.

Un'ora più tardi siamo a Courmayeur, incollati allo yellow carpet.

Inganniamo l'attesa con un aperitivo e intanto conosciamo gli amici e la famiglia di Silvana: il sentimento che li unisce e li stringe intorno a questa ventitreene eccezionale è sconfinato.

La signorina col pettorale numero 1001 non si fa attendere. Arriva di corsa fendendo l'aria di Courma, preceduta da uno striscione incoraggiante, per mano a un bimbo bellissimo e circondata dalla gioia dei suoi tenerissimi tifosi.

Mi precipito verso il traguardo, Silvana lo taglia senza smettere di sorridere. La famiglia la festeggia a più non posso, la commozione è davvero palpabile.

Vicino a me c'è Alessandra Nicoletti: ci guardiamo con gli occhi lucidi e lei mi dice: "È la tua Silvana, non è vero? È giovanissima... è strepitosa".

Scendono lacrime grate dietro le mie lenti scure d'ordinanza: "Puoi dirlo forte. La nostra Silvana è meravigliosa. La più giovane finisher dell'ottava edizione del Tor des Géants".

Ho la testa zeppa di brividi, sorrisi e gratitudine.

Non oso nemmeno immaginare cosa provi miss Favre in questo momento.

Tutto quello che so è che il TOR mi ha rapito. Mi ha insegnato che nessun sogno, se ci credi fino in fondo e sei disposto a dare tutto, è impossibile.

Grazie, TOR.

Grazie Alessandra, Franco, Mien.

E, infine, grazie dal profondo del cuore a te, Silvana.

Conoscerti e seguirti è stato un regalo immenso, un privilegio, una gioia travolgente.

Continua a volare, ragazza prodigio.

Non fermarti mai.