Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017

"Impressioni dello scrittore" by Simone Sarasso - Tor #Day8: Nessuno è uguale a prima

Dom, 17/09/2017 - 18:09 -- Chiara Jaccod

Alessandra me lo dice chiaro e tondo: "Se hai osservato le persone che avevi intorno domenica scorsa e le guardi ora... be', te ne accorgi che nessuno è uguale a prima. Neppure tu, scrittore"

Soprattutto io, Ale.

Soprattutto io.

L'abbraccio e la ringrazio dal profondo del cuore. Alessandra Nicoletti, la Regina del Tor dés Geants, ha finalmente alzato il piede dal gas: son le tre del pomeriggio di domenica 17 settembre 2017, la parata di finisher e campioni è appena terminata. Lei beve una birretta con l'aria di chi torna a respirare dopo una lunga apnea. È felice, e si vede.

Io ho il magone, invece.

Densa e solida melassa intorno al cuore, occhi ancora lucidi, davvero troppi pensieri.

Questa settimana che vale un secolo l'ho vissuta full throttle, senza neppure darmi il tempo di respirare.

Ho riso, sudato, faticato, corso, scalato, mangiato tonnellate di zuccheri e trangugiato ettolitri di Coca Cola. Mi sono emozionato.

Ma non mi sono mai voltato indietro. Adesso, però, ci siamo. È il momento di tagliare il traguardo e pesare emozioni e battiti.

Alla premiazione ci vado con Mien - ça va sans dire - e troviamo Silvana accanto a Maurizio, che ha corso con lei metà gara. Si son fatti coraggio e tenuti compagnia lungo la strada. Hanno pestato quando era il momento, non hanno mollato mai. E ora, mentre sfilano i campioni che hanno infiammato questa ottava edizione del TOR, attendono il momento in cui toccherà a loro essere chiamati in passerella. Per ricevere finalmente il premio da finisher.

La signorina Silvana Favre è davvero emozionata, così come lo sono i suoi zii, che l'accompagnano col cuore gonfio d'orgoglio.

Mentre aspetta che la parata abbia inizio, la ragazza prodigio riceve una sorpresa inattesa: la voce dello speaker la chiama sul palco insieme alle prime valdostane a tagliare il traguardo. Il secondo gradino del podio è tutto per lei, e il suo sorriso incredulo fa da contrappunto agli applausi di chi le vuole bene.

Brividi e musica, a seguire l'infinto serpentone di flash, nomi e cognomi.

Il TOR è l'unica gara al mondo che premii ufficialmente, regalando a ciascuno il diritto di sfilare in passerella, chiunque tagli il traguardo.

La festa si conclude con la foto di gruppo di tutti i finisher, indosso il capo firmato Montane che li consacra agli occhi del mondo intero.

Guardandoli negli occhi, uno dopo l'altro, i miei si fan di pioggia, d'acqua grata.

Piango, sopraffatto dall'emozione e dall'orgoglio.

Piango ricordando la sofferenza, la dedizione, la forza di chi non molla mai.

Piango e provo gratitudine per l'opportunità che mi è stata concessa.

Il privilegio di accompagnare i giganti alla conquista della leggenda.

Il privilegio di essere testimone d'una storia incredibile.

"E poi la domenica della premiazione ti viene il Mal di Tor, lo sapevi? Succede a tantissimi. Praticamente a tutti."

Sbatto le palpebre: "Mal di Tor?"

La guardo mandar giù l'ultimo sorso di birra: ha gli occhi di chi la sa lunga e non parla a vanvera. Non per niente è la Regina.

"All'inizio vieni a seguire la gara e non hai idea di cosa aspettarti. Poi torni a casa, continui a rimuginarci, e dopo dodici mesi sei di nuovo qui".

Resto in silenzio per un minuto intero.

E poi sospiro.

"Mi sa che mi sono ammalato, Ale." dico d'un fiato.

"Me lo sento addosso il Mal di Tor". È un fuoco sottopelle, un brivido e un sogno matto.

Lei sorride di nuovo, io sospiro ancora.

"Torno" dico. "Non si discute"

Tra un anno sarò di nuovo qui, è una promessa.

E chi lo sa? Magari non più con un taccuino e una penna sempre appresso, ma con un pettorale addosso.