Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017
christophe profit

christophe profit

Ven, 17/08/2012 - 20:10 -- redazione-milano

"il pioniere dell’arrampicata veloce,
prima e dopo il Tor"

Protagonista, negli anni ’80, della stagione in cui i canoni dell’alpinismo vennero rivoluzionati, con imprese allora impensabili, per concezione e velocità.

Le sue erano salite supersoniche, assoli di roccia. Fu uno dei pionieri dell’arrampicata veloce e fuoriclasse dei concatenamenti, dell’alpinismo di tutti i tempi: dalla salita in free solo del Petit Dru, in sole 3 ore e 10” nel 1982; alla prima solitaria invernale in giornata sulla Nord dell’Eiger (in 10 ore nell’85), fino alla splendida “cavalcata solitaria” sulla cresta integrale d Peuterey (in giornata, nell’89).
E poi la Trilogia invernale: il concatenamento delle tre pareti Nord delle Grandes Jorasses, Eiger, Cervino in 42 ore, nel 1987, e il capolavoro himalayano sulla cresta nord-ovest del K2 nel ‘91.

Oggi, Guida alpina a Chamonix, continua con le sue imprese ed è mentore di molti che vorrebbero seguire le sue tracce.
Christophe Profit: una leggenda al Tor des Géants 2012.

"prima del Tor"

Lo abbiamo intervistato prima della sua partecipazione al Tor des Géants 2012 e ci ha raccontato:
“L’anno scorso sono venuto a Gressoney per seguire la gara del mio amico Max Savio e ho trovato un ambiente straordinario. E lì che ho deciso: avrei fatto anch’io il Tor des Géants.
Per me il TDG è una novità. Non conosco questo genere di gare, non ne ho mai fatte. Infatti sono un po’ inquieto… Ho affrontato tante prove impegnative, per via della mia professione di guida alpina, ma mai nessuna come questa.

È una grande sfida basata sulla resistenza (fisica e mentale): è il tipo di sforzo che mi piace, uno sforzo simile a quello che faccio quando sono in montagna, ma con un approccio completamente diverso.

Come guida ho l’abitudine di fare tour di 10, 15, anche 20 ore al giorno, ma credo che le differenze di approccio, rispetto a una gara intensa e prolungata come il Tor des Géants, siano notevoli. Anche arrampicare è diverso: si ha il tempo di fermarsi e ripartire. Qui no.

Mi pongo delle domande. Mi dico: anche se ho l’abitudine a sforzi prolungati, questo sarà sicuramente molto particolare. Bisogna gestire molte variabili: il sonno, la stanchezza, il giusto ristoro, ed è questo che m’interessa.

Quando ho fatto la mia ‘Trilogia’, tantissimo tempo fa, ho affrontato una grande prova: è un ricordo intenso che conservo. Spero che il Tor des Géants si riveli altrettanto forte.

Sarà una sfida individuale, ma vissuta al fianco di amici come Max, Armando e anche Renato (Jorioz). Perché ho sempre creduto che la montagna sia un’esperienza umana. Si fa una bella esperienza se ci sono dei buoni compagni di avventura.

L’altro ingrediente è l’umiltà: è un approccio necessario per affrontare una gara come il Tor des Géants.
Il mio sogno è fare tutto il giro completo… se ce la faccio, vista la lunghezza e la complessità della gara. Lo scoprirò facendola. Non conosco tutto il percorso: conosco bene solo la zona dalla Valgrisenche alla Valsavarenche. Ogni passo sarà dunque una sorpresa, un’opportunità per conoscere il territorio.

E poi in una gara del genere, si possono misurare i propri limiti, andare a fondo delle proprie risorse e scoprire un sacco di cose su noi stessi. Ci vuole molta intelligenza: l’aspetto mentale e la motivazione sono fondamentali. Arrivare al traguardo, essere un finisher, sarebbe la realizzazione di un bellissimo viaggio in montagna e dentro me stesso.

Capisco benissimo quello che chiamano “il mal di Tor”, quell’effetto di malinconia dopo la gara al ritorno a casa. Io l’ho sempre vissuto in montagna. Quando finisci la tua avventura, da una parte c’è una grande gioia perché sei riuscito a portare a termine un’impresa. Dall’altra però si crea un vero e proprio vuoto. Come tutte le cose belle che finiscono, si portano dietro un po’ di tristezza: t’impegni, metti tutto te stesso e poi, d’un colpo, hai finito. È sempre così. Ma poi si riparte per altre avventure.

La differenza tra il mio approccio e quello dei più giovani? Semplicemente in 30 anni di esperienza ho costruito una mia filosofia di approccio alla montagna, in 3 punti, che devono necessariamente funzionare insieme:

  1. Uscire dal proprio perimetro di comfort e comodità e mettersi in gioco
  2. Aver coraggio e tracciare la propria strada e le proprie vie
  3. “Addomesticare” la montagna.

La cosa meravigliosa è che i limiti della montagna sono infiniti, si può sempre andare più lontano. E soprattutto, ognuno può provare ad aprire le proprie vie. È questo che è importante per me.
L’ “andare in montagna” non sparirà mai, perché ci sarà sempre qualcuno che vorrà tracciare un nuovo cammino. Compiere una nuova avventura, partecipare a una nuova sfida. È per questo che è bello conoscere i propri limiti: per superarli ogni volta, vivendo momenti fortissimi.

Auguro una buona esperienza di Tor des Géants a tutti e… ne riparliamo dopo la gara”.

Intervista di Sara Annoni, Gabriella Morelli, Silvia Basso
Valtournenche, 14 agosto 2012 (25 giorni prima della gara)

"dopo il Tor"

Profit il suo Tor l'ha finito.
Ha tagliato il traguardo di Saint-Rhemy en Bosses in 382° posizione
, tra gli ultimi finisher a terminare l'imprevedibile edizione del 2012, vessata da eventi climatici di ogni tipo.

I suoi scarponi resteranno il simbolo del 'suo andare' per le Alte Vie. Niente scarpe tecniche ultraleggere. Ma le 'pedule' comode e vissute per affrontare in scioltezza il suo Tor. Parla con la gente, si prende i suoi tempi, si ferma e riposa. Sempre con il sorriso smagliante che lo contraddistingue.

Molti gli avranno parlato, magari condiviso con lui tratti di percorso, senza riconoscerlo e senza rendersi conto di chi avevano accanto. Quell'eroe del Petit Dru che ha fatto sognare molti e ispirato parecchi.

La sua spontaneità che fa sembrare semplici le imprese più ardue (che ritroviamo nel film di Philibert del 1985, che riproponiamo nella videogallery qui accanto), l'ha dimostrata anche oggi sui sentieri. Se l'è goduto proprio tutto questo viaggio alla scoperta della Valle d'Aosta e di sè.

L'ennesimo sogno realizzato.

(S.A.)