Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+11-18 Settembre 2016
LA SFIDA PIÙ GRANDE

LA SFIDA PIÙ GRANDE

Mer, 24/08/2016 - 12:39 -- Chiara Jaccod

Ari Veltman è un simpatico trailer israeliano che da qualche tempo sta percorrendo in lungo e in largo i sentieri delle Alte Vie della Valle d’Aosta. Ari il prossimo 11 settembre sarà tra gli atleti di prima fila alla partenza della settima edizione del Tor des Géants ®. Questa la sua affascinante storia, raccontata da lui stesso. Se volete seguirlo durante il Tor potrete andare sulla sua pagina facebook, dove metterà gli aggiornamenti in tempo reale.

“Tre anni fa lavoravo a Tokyo per una società high-tech. Concentrato solo sul lavoro e… sul mangiare, senza fare sport. Alla fine di settembre 2013 sono arrivato a pesare 120 kg. Decisamente troppo.

Ho iniziato con una dieta di un giorno, poi durata in realtà 3 mesi. A gennaio 2014 avevo perso 30 kg e, per la prima volta nella mia vita, avevo anche corso 10 chilometri.

Ma questo è stato solo l'inizio della storia. Mi piacciono l'escursionismo e le montagne, e quando ho cercato un modo sfidante per tenermi attivo, ho scoperto il trail running. Così La mia prima sfida è stata una corsa a tappe in Islanda, alla fine di quello stesso anno.

Sono completamente innamorato di trail running; sono andato in montagna vicino a Tokyo ogni fine settimana, e in Giappone ho partecipato, quando ho potuto, a numerosi eventi, soprattutto a quelli locali. Aumentando gradualmente la distanza.

L'anno scorso, ho deciso di fare un grande "salto": lasciare il mio lavoro in ufficio per prendermi il tempo necessario per affrontare una grande sfida nel Trail Running. Passare il mio tempo sui sentieri, individuare una grande sfida e prepararmi per affrontarla! 

Era però troppo presto allora per pensare al Tor des Géants, fino a quel momento non avevo mai affrontato distanze Ultra particolari. Inoltre quando avevo sentito parlare di Tor a metà dello scorso anno, da amici incontrati in una gara in Sicilia, avevo subito fatto confusione, avevo pensato che, a causa delle basi-vita, il Tor fosse una via di mezzo tra una gara a tappe e un Ultra. Comunque sarebbe già stato troppo tardi per fare l’scrizione. Però il virus aveva cominciato ad andare in circolo nella mia mente.

Lo scorso anno avevo preso parte a una gara in cinque tappe da una costa all’altra del Costa Rica. Non lo avevo detto a nessuno, ma lo scopo era provare a correre le distanze abbastanza rapidamente. ‘Se riesco a farlo bene forse potrei anche pensare ad allenarmi per il Tor’, dicevo a me stesso. 

Per prepararmi al Costa Rica avevo fatto la mia prima ultra in Giappone (Utsukushigahara), 80 km, e poi avevo partecipato all’edizione zero della UTMR a l’Echapee Belle, nel massiccio di Belledonne, in Francia, sempre sulla distanza di 80 km. Questo mi aveva dato modo di ‘assaggiare’ le Alpi e dopo questo assaggio mi ero convinto che il Tor des Géants sarebbe stata una gara che mi sarebbe piaciuta davvero. Insomma, dopo il Costa Rica ho annunciato a me stesso e ai miei amici che il Tor sarebbe stata la mia più grande sfida da affrontare.

Il Tor per me sarà la fine di un percorso personale. Un viaggio iniziato senza conoscenze di trail running, e da finire con la partecipazione alla corsa più dura, al massimo delle gare, e in una bella regione come la Valle d’Aosta. 

Anche se non ero ancora ufficialmente selezionato per partecipare, nella mia mente ero già sulla strada per il Tor e ho iniziato subito a pianificare. Ho avuto meno di un anno per prepararmi e ho dovuto e voluto affrontare un sacco di lavoro. Il primo passo è stato quello di lasciare Tokyo, tornare in Israele, e pensare poi di avvicinarmi alle Alpi per completare la mia formazione. Ho anche preso parte a sei diversi Ultra, per prepararmi e controllare i miei progressi. Sapevo che era troppo presto per correre sulle Alpi, il piano era quello di iniziare a gareggiare in Spagna e poi passare ad allenarmi nel Nord Italia.

Dopo un po’ di formazione in Israele, il mio primo grande test è stato Trans Gran Canaria. Ho continuato a Penyagolosa, a Valencia, in Spagna nel mese di aprile.

A giugno, dopo la mia prima gara di 100 miglia in Portogallo (Oh Meu Deus, sono stato l'ultimo corridore ad arrivare!), mi sono trasferito in treno in Italia. Prima nelle Dolomiti, partecipando alla Lavaredo Ultra Trail, poi nelle montagne lombarde, per partecipare anche alla Orobie Ultra Trail. Infine, ad agosto, eccomi nelle Alpi valdostane. Si potrebbe dire che ho seguito i tempi e il programma della mia preparazione.

Mi sto finalmente avvicinando alla grande corsa. Il Tor significa tanto per me. Perché questa corsa di sette giorni rappresenta il punto culminante di un grande e incredibile viaggio di tre anni. La sfida più grande della mia vita. Una luce alla fine di un lungo tunnel che mi aiuta ad andare avanti concentrato. Non mi importa il risultato della gara: fare questo viaggio, essere sulla linea di partenza del Tor per me è già la vittoria."