Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017

Tor des Géants edizione zero

Gio, 12/07/2012 - 22:11 -- redazione-milano

“...ma non faranno mica sul serio?”

E chi ci credeva? Un anno fa ero comodamente seduto in Place de l'Armitiè a Chamonix a sorseggiarmi la mia rituale birretta pre UTMB – Ultra Trail du Mont Blanc - quando mi cade sotto mano il volantino di una gara da 330 km 24000 m D+ che si sarebbe tenuta a metà settembre in Valle d'Aosta.

La prima cosa che ho pensato è stata "Ma non faranno mica sul serio?" Di lì a poco le notizie frammentarie dell'edizione zero e poi più concretamente un sito, un regolamento, un percorso e un nome: TOR DES GEANTS.
Mi iscrivo quasi per scherzo… Confermo tutto e continuo a dirmi "beh, intanto partiamo, poi quel che sarà sarà". Il tempo scorre, gli allenamenti, le gare e al TOR proprio non ci penso. Mi schiero in partenza del mio quarto UTMB e quando, causa maltempo, vengo stoppato a Saint Gervais, realizzo che la prossima gara sarebbe stata proprio Lui.

Tutto era fatto a puntino. Road Book, altimetrie, programmi,…"azz... ma questi ci credono sul serio". Dopo il rituale travaglio domestico sabato mattina mi preparo la borsa e parto alla volta di Courmayeur. Arrivo ed è tutto perfetto: calorosa l'accoglienza, adeguato il pacco gara e il materiale che gli organizzatori ci hanno messo a disposizione, ottimo pasta-party e puntuale breafing tecnico-meteo. Non rimane che dormirci sopra una notte e non pensarci tanto.

… e via alla partenza. Ci sono molti volti familiari, di amici con i quali si sono pestati un bel po' dì sentieri. Sembra di essere il famiglia. Vuoi vedere che l'organizzazione anche senza mettere vincoli di gare qualificanti è riuscita ad attrarre la "crema" del trail mondiale solo con percorso e organizzazione? Spettacolo!
Vista l'entità dell'impresa ho già da tempo deciso di condividere questa avventura con Beppe già mio compagno di fatica nel deserto ed è con lui che passo gli attimi prima della partenza. Si ride, si scherza, si cerca di non pensare a quello che succederà di lì a poco, a quando lo starter darà il via e si alzerà l'interruttore nel nostro cervello.

Ci siamo, si parte.
Mi  colpisce subito il tifo lungo il percorso: tutti ti applaudono e ti incitano... che bella sensazione. Si riparte di slancio verso il passo alto, una bella salita non molto impegnativa tra cascate e boschetti da fare "con il cuore". Segue una discesa su una terribile pietraia che subito mi fa capire che questa volta la "bestia" da domare non ha i tratti somatici dei trail più rinomati. Questa volta abbiamo a che fare con la montagna, quella vera, quella di pietre e sassi.

Siamo completamente sopraffatti dallo spettacolo che ci circonda, drogati dalla roccia, bramosi di macinare chilometri.

Attacchiamo il Col Fenetre. La salita si presenta subito molto impegnativa, rampe spaccagambe dove è difficile avere un'andatura regolare. Alla durezza della salita si aggiungono le prime crisi di sonno/stanchezza che ci costringono a fermarci più volte lungo l'ascesa. A 100 m dalla vetta si abbassano le nuvole e ci troviamo in mezzo a una grandinata, la visibilità è scarsa e il freddo è pungente, ora la situazione è veramente critica. Manteniamo la calma e piano piano scorniamo. Si arriva nel paesino di Rhemes Notre Dame dove, ad accoglierci sotto l'acquazzone, ci sono un gruppetto di ragazzini che, in piena notte, è lì per fare il tifo a noi. La cosa mi riempie di gioia.

Breve pausa al ristoro e sì riparte per attaccare il Col Entrelor 3000 slm. Altra salita stroncacammelli affrontata con le pile non adeguatamente cariche. Arranchiamo, cerchiamo di avanzare in qualsiasi modo lecito, ma l'unica cosa che riusciamo a dirci è che siamo stanchi morti e che forse siamo partiti troppo forte. Scolliniamo all'alba e affrontiamo la lunga discesa con la luce. Cerchiamo di ritrovare nuove energie anche perché il colle successivo è il Losson e si saie a 3300 m sim. Inutile dire quanto si senta la quota.

Al Rifugio Sogno siamo costretti a fermarci nuovamente per dormire. Qui comprendo la differenza tra un’ora ben dormita e due ore in base vita a far finta di dormire. Dopo solo un’ora di sonno ripartiamo, completamente rigenerati, e affrontiamo di slancio il tratto che ci separa da Donnas.

Gli abiti sempre umidi di sudore, la puzza nauseabonda che emaniamo, la privazione del sonno, la stanchezza per i km e il dislivello accumulati ci stanno togliendo quell'aspetto dì uomini civili conquistato in millenni di evoluzione. Stiamo regredendo allo stato animale. Non riesco a pensare al di là del prossimo passo e le uniche considerazioni che traggo sono che fatto un passo mi mancano meno km.

In queste condizioni raggiungiamo il Rifugio Coda al tramonto. Lo spettacolo che la natura mi regala mi ripaga di tutte le fatiche fatte fin qui. Un tramonto infuocato con il sole che si nasconde dietro alle vette più belle della Valle D'Aosta. Ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di essere lì.

Alla ripartenza mi sento molto bene, ma Beppe perde terreno. Lo aspetto, mi dice che ha bisogno di riposare e di andare avanti, di fare la mia gara. Mi ritrovo solo... poteva succedere. Arrivo a Gressoney.

Beppe è lì seduto: ritirato. Mi sale un groppo in gola, trattengo a stento le lacrime, ma lo vedo sereno.

Cavoli, sto per attaccare la mia terza notte in mezzo ai monti e, nonostante tutto, vado ancora avanti. La solitudine però gioca brutti scherzi, in alcuni momenti piango, in altri rido, in altri mi prendo per il culo da solo in altri mi scopro a parlare da solo. Spesso penso ai miei bambini e la loro innocenza mi fa sorridere. Altre volte a mia moglie incazzata nera per questa mia ennesima settimana di assenza da casa per gara e mi vengono in mente le parole di un amico ex-ciclista professionista: "chi non fa non capirà mai".

A tre quarti di salita è crisi nera! Ho finito tutte le energie, divoro tutto quello che ho nello zaino ma non basta, sono un zombie. Arranco in salita sollevando a fatica i piedi. Come un miraggio nel deserto mi si materializza davanti il rifugio Tournalin. Entro con un aspetto abbastanza preoccupante, il gestore mi chiede se va tutto bene, lo non rispondo. Mi sembra di essere dentro una bolla di sapone, tutto mi sembra distante. Mi faccio accompagnare in stanza dove cado in corna per circa un'ora e mezza. Riparto completamente rigenerato. Verso le 15:00 sono all'alpeggio Grand Raye, la giornata è splendida, mi tolgo le scarpe, mi prendo tutto il pane uvetta e noci tipico dell'alpeggio, una bella pinta di thè caldo e mi metto a prendere il sole. Non so che giorno sia, non mi interessa, non so che posizione in classifica ho, non mi Interessa. So solo di essere lì in paradiso a 2300 m slm con le marmotte che fischiano a mangiare una cosa deliziosa e a farmi baciare dai raggi del sole... mi sento Dio e mi concedo una mezz'eretta di sosta.

Riparto con Aldo, un altro matto che due settimane prima si era fatto il grand raid dei Pirenei. Mi sento bene ma sono anche sufficientemente "stufo" di questa gara. Inizio l'ultima interminabile salita verso il Col Malatrà. Vedo una malga distantissima. Sento che sto per entrare in crisi. Arrivo alla malga. Completamente esausto. Chiedo se c'è da dormire, il ragazzo dell'organizzazione mi dice "mi dispiace questo è solo un punto acqua" ma, per mia fortuna, non fa a tempo a finire la frase che il malgaro mi preleva di forza, mi porta in casa, mi sdraia a letto e mi mette sopra una coperta termoelettrica per scaldarmi. Resto immobile in quello splendido tepore. Metto i miei abiti ad asciugare vicino alla stufa e ceno in famiglia. Mi viene quasi da piangere. Due bei piatti di minestrone una bella "cioppa" di pane e un kg dì formaggio fresco di malga. Lo spirito del TOR è anche questo, una regione aperta ai suoi trailer.

Gli ultimi 15 km sono pura formalità. La salita al coi Malatrà, per quanto impegnativa, è pura antologia. Poi è tutta discesa, soprattutto di testa. Arriva veloce il Bonatti e poi sono a casa, sul percorso del "mio" UTMB. Giusto il tempo per un tè al Bertone e poi in 40' sono a Courmayeur.

Niente lacrime questa volta, ne avevo versate già molte nei giorni prima. Solo il bisogno di inginocchiarmi all'arrivo al cospetto di Dio che mi ha dato i mezzi per portare a termine una gara del genere. Per il resto sono d'obbligo i complimenti all'organizzazione, ai volontari e alla Valle d'Aosta tutta che hanno reso perfetto questo Tor des Géants.

 

Gabriele Bortolotto
su U.Ti.Emme RUN, 4 Ottobre 2010 / estratto