Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017

marco gazzola

Mer, 11/07/2012 - 19:30 -- redazione-milano

"Un Gigante di sportività / TDG 2012”

Doveva essere il Tor della rivincita per Marco, dopo la squalifica dell'anno scorso. E invece è arrivata la beffa: il ritiro per banali problemi di stomaco.

E come ha reagito Marco?Dopo il ritiro, nella notte tra lunedì e martedì, a Cogne al microfono di Ornella Naudin della nostra web tv, racconta:
"Si parlava di fortuna/sfortuna. Beh... un po' di sfortuna c'è stata. All'inizio sono andato bene, poi però, fin dalla salita, sentivo che qualcosa non girava per il verso giusto e, dopo il Rifugio Deffeyes, ho iniziato ad avere problemi di stomaco. Non riuscivo ad alimentarmi e a Valgrisenche ho dovuto ascoltare il mio corpo e dirmi: 'Oggi non è giornata!' Ora sono qui a dare una mano a scaricare le borse. E va bene così".

E' il solito umile, modesto Marco. Quello che sa (e tutti noi ci chiediamo: ma come diavolo fa?) prendere sempre tutto con filosofia. Questo sì che è il vero spirito da Tor.

E i giorni successivi? Ha girato lungo il tracciato per salutare gli amici dei rifugi e i volontari delle basi vita, sempre con il suo contagioso sorriso sulle labbra. Il tutto all'insegna dell'ironia: camminava per le Alte Vie con uno scanzonato cartello appeso addosso con sù scritto "bubu pancino"! (Lo vedete nella fotogallery qui a fianco).

Il top atleta è stato veramente un esempio di grande sportività e ha fatto sorridere tutti, non smentendosi neanche stavolta. Tra i compagni di gara, la frase che meglio rappresenta Marco l'ha coniata Pablo Criado Toca, un altro grande spirito positivo del Tor:
"Este chico siempre sonrie!".
(Questo ragazzo sorride sempre!)

(S.A.)

 

“Non rubatemi le emozioni / TDG 2011”

 

Spirito Trail, Novembre 2011 / estratto
Intervista di Maurizio Scilla a Marco Gazzola, dopo la squalifica al Tor des Géants 2011
 

Come hai preparato la gara?
Ho la passione della montagna e dei lunghi trail che di weekend in weekend m’invento, e quindi durante il periodo estivo spesso ho fatto delle uscite di diverse ore. In primavera in Nepal (Annapurna Mandala Trail) ho allenato la distanza e la quota e inizio estate alla Lavaredo Ultra Trail, la corsa notturna e l’alimentazione “normale”: pane, nutella, biscotti, formaggio… Ho avuto (e avrò anche in futuro) un gran rispetto del TDG, l’incognita è dietro l’angolo, l’importante è partire senza troppe aspettative e pressioni esterne, cercando di godersi ogni momento del “viaggio”, andare a sensazioni e lasciarsi sorprendere.

Cosa ti ha lasciato il Tor?
Uno stupendo ricordo e momenti indimenticabili trascorsi in solitaria e in compagnia di altri atleti, l’ambiente e il calore umano dei volontari hanno lasciato un segno indelebile. Durante e dopo il TDG ho conosciuto parecchie persone e diversi nuovi amici, segno che non è solo competizione ma anche e soprattutto amicizia. Quello che ho potuto vivere e condividere rimarrà per sempre e nessuno me lo potrà togliere.

Come hai gestito il problema del sonno?
Sono partito senza nessuna tabella di marcia, quindi “à la carte”, la sola idea era che la prima notte avrei proseguito almeno fino a Cogne, avevo l’intenzione di dormire almeno 30 minuti ma dopo 15 minuti mi sono svegliato e quindi… via. La seconda notte ho provato 2 volte ad addormentarmi, ma non riuscivo e quindi ho proseguito fintanto che ad un certo punto mi sono imposto di dover dormire almeno 15 minuti. La terza notte sono passato in testa e mi era difficile fermarmi e così ho continuato ad oltranza… questo ha però poi portato a quanto successo dopo il col Malatrà.

La gara è stata più dura a livello fisico o a livello mentale?
A livello fisico, a meno di infortuni o traumi importanti, si riesce a gestire i dolori ai piedi (sfregamenti e vesciche) e la stanchezza muscolare. La testa deve gestire i problemi fisici ma anche i problemi di sonno, di solitudine, di ore e ore pensando a quanto manca e quanto si è già fatto e sempre con l’incognita se si riuscirà ad arrivare. Fisicamente non sono arrivato al limite (molto vicino), mentale indubbiamente sì, probabilmente anche senza rendermi realmente conto di quanto stava avvenendo in testa ho oltrepassato quanto mentalmente possibile.

Come hai gestito il recupero post Tor?
Innanzitutto 10 giorni di assoluto riposo, lasciar guarire i piedi un po’ “tartassati”, le ginocchia un po’ doloranti e indubbiamente la testa aveva bisogno di “staccare la spina”. Avendo fatto un settimana di vacanza, per il TDG avevo del lavoro arretrato in ufficio e con piacere ho avuto anche diversi inviti a cena da amici. Poi ho ripreso, in base alla voglia e al tempo a disposizione, a pedalare e correre in maniera molto blanda.

Tor, mai più o ritornerai per riprenderti la vittoria?
Di norma non rifaccio le gare che ho già corso, mi piace cambiare, ma il TDG è stata un’esperienza così bella ed entusiasmante che sicuramente la rifarò. Quando? Mah! In ogni caso da rifare per rivedere e salutare tutti i volontari sul percorso e per rivivere l’ambiente caloroso in tutti i ristori (rifugio Bertone compreso). Iscriversi, prepararsi, partecipare, partire e avere la fortuna di tagliare il traguardo, già questa é una vittoria con se stessi e anche la più bella.

A te è venuto il mal di Tor? Hai avuto difficoltà a ritornare alla vita normale?
Penso proprio di sì! L’esperienza è stata così forte che i ricordi sono sempre presenti, non passa ora e giorno in cui non rammenti con piacere l’avventura. Fisicamente non è stata dura ritornare alla vita normale, è stata più dura a livello mentale (soprattutto il sonno irregolare), a causa anche di quanto mi è stato chiesto, riportato e scritto su quanto avvenuto quasi al termine della gara.

Chi ti ha visto in gara è rimasto stupito dalla tua tranquillità, io stesso ho visto il passaggio al rif. Coda di Calvo Redondo e Le Saux, per loro uno stop di qualche minuto, mentre tu hai aspettato che cuocesse la pasta e ti sei preso tutto il tempo necessario per fare praticamente una cena, è forse questo il segreto?
Indubbiamente il fatto di averti incontrato è stato veramente un immenso piacere e quindi non avevo nessuna fretta di ripartire, anzi. Il rifugio Coda trovandosi anche in un luogo assolutamente stupendo, a metà viaggio (166 km), ed essendo arrivato al tramonto non potevo fare una “toccata e fuga”, mi sarei perso qualcosa di particolare ed unico e oltretutto bevendo una birra in compagnia! Segreto? A 40 anni non cambierò il mio modo di vivere la passione che ho per la montagna e il trail, resterò per sempre uno “spirito trail… libero”.

Come spieghi il tempo incredibile che hai impiegato dal rif. Bonatti all’arrivo di Courmayeur?
Quando sei in preda al panico perché sbagli strada, la testa non ragiona, l’unico punto di riferimento é Courmayeur e corri, corri all’impazzata, chiedi a diverse persone e tutti ti dicono “dritto, dritto lungo il fiume” e corri, corri come una furia. Arrivi sull’asfalto e la gente in auto suona il clacson e ti incita, arrivi in un attimo. Diverse persone e in più punti della Val Ferret hanno confermato di avermi visto correre… e non poco. Forse chi non ha partecipato al TDG vede solo questo dettaglio e non le 75 ore trascorse in solitaria con nessun appoggio, assistenza esterna, dormendo 30 minuti in 3 notti. Avrei piacere e spero che tutte le illazioni e varie congetture fatte nei confronti dell’organizzazione e sulla mia persona siano concluse e si continui a vedere la vera essenza del trail: natura, amicizia, condivisione, piacere ed entusiasmo. Le belle cose vissute durante il TDG sono particolari che solo i partecipanti al TDG hanno vissuto. E nessuno ce le toglie.

Un GRAZIE agli organizzatori, al President Alberto, agli infaticabili volontari che ci hanno viziato ai ristori, agli appassionati sul percorso che ci hanno incoraggiati, a tutti i partecipanti sorridenti e a tutti i nuovi amici della Val d’Aosta.