Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+10-17 Settembre 2017

Filippo Salvatori

Mar, 28/07/2015 - 16:58 -- redazione-social

Il pallavolista che sogna il Tor des Geants

Filippo Salvatori è quel che si dice uno sportivo a tempo pieno. Gioca a pallavolo. Dopo aver militato nelle formazioni giovanili a Perugia, sua città natale, e poi a Città di Castello, Cortona, Foggia, Avellino, da quattro stagioni è impegnato a Biella. Lo abbiamo incontrato a Graglia, sulle colline poco a ovest della città, là dove si inizia a salire verso le montagne che fanno da cerniera tra il Piemonte e  la Valle d’Aosta.  Ampio territorio di allenamento per la nuova grande passione di Filippo: il trail running. “Una specialità”, azzarda il pallavolista umbro, “alla quale sarei disposto a dedicarmi anche a tempo pieno”. Graglia e questo angolo del Piemonte sono insomma l’ambiente giusto per iniziare a soddisfare il suo voler vivere la montagna fino in fondo. “Una passione, quella per la montagna che in realtà ho sempre avuto; fin da bambino pensavo fosse meglio la settimana bianca che quella al mare. Da quando sono a Biella, con le montagne facili da raggiungere, la passione si è dilata, moltiplicata. Oggi di sentieri, creste e valloni non posso proprio farne a meno”.

Al camminare si è poi aggiunta anche la corsa… anche se all’inizio sembrava un incubo.

“Odiavo la corsa, troppo impegno e sudore. Dall'anno scorso mi sono avvicinato alla fatica vera e propria con lo scialpinismo. Poi, a settembre 2014, da spettatore, ho visto atleti del Tor des Geants transitare su un colle sopra La Thuile e lì sono stato contagiato dal "virus" benefico. Corro in maniera seria e costante da gennaio e ho partecipato a quattro  trail; i primi tre di 10, 18 e 25 chilometri; poi, il 5 luglio, ho affrontato l'appuntamento più impegnativo ed emozionante, il mio primo ultra: il Cervino X Trail, 55 km con 3800 di dislivello positivo. Finisher in 12 ore e 23!”.

Un’esperienza che ha cambiato il tuo modo di vedere lo sport e la fatica.

“Spesso chi pratica sport di squadra è purtroppo considerato solo un giocatore e non un atleta. Ora sto cambiando il mio modo di vedere il mondo in generale; correre e allenarti per distanze lunghe ti lascia tanto, ti segna profondamente nel fisico e soprattutto nell'anima. Il corpo deve essere preparato, sì, ma la testa e la volontà fanno la differenza. Per questo la montagna e il trail running, sono ormai per me una scuola di vita: più la salita sarà dura e impegnativa sotto tutti gli aspetti, più la soddisfazione sarà grandissima in cima o all'arrivo”.
 

Hai anche l’età giusta per incanalare energie, passione ed entusiasmi verso l’agonismo vero e proprio.

“Assolutamente sì. Come già accennato, sto valutando di lasciare il volley per praticare solo trail running”.

Nei tuoi sogni che c’è anche il Tor des Geants.

“Il Tor des Geants è un sogno e una follia. Solo a guardalo ci si può ammalare. Inutile negarlo, ogni volta che indosso le scarpette lo faccio pensando a quel sogno. Anche solo immaginare questa gara mi ha modificato la vita, ha cambiato il mio modo di vedere tante cose. Può anche sembrare banale, ma basta essere di passaggio in uno dei sentieri durante la gara per capire che è molto più di una competizione. È un viaggio “dentro”, dove la classifica conta relativamente. Conta esserci, impegnarsi al massimo e da soli per arrivare in fondo, godendo di ogni singolo momento”.

Quali sono gli altri tuoi interessi?

“Mi sto laureando in servizio sociale, all’Università di Torino, mi piace molto leggere e soprattutto stare a contatto con la natura”.

Qual è il bilancio della tua vita sportiva?

Lo sport mi ha segnato profondamente, in positivo. Lo pratico fin dall’età di 6 anni. Quattro anni di pattinaggio, dieci di tennis, undici di pallavolo mi hanno permesso di essere quello che ora sono. Anche andare via da casa mi ha aiutato a crescere e fare tantissime esperienze, sportive e personali. Naturalmente ci sono state anche cose negative che in qualche caso mi hanno fatto perdere l’affezione per lo sport ma che, comunque, mi hanno indotto a prendere decisioni importanti. Quindi utili anche queste”.

Programmi per il futuro?

La priorità è laurearmi e poi iscrivermi alla specialistica di psicologia a Torino. Al momento dunque non prevedo un ritorno in Umbria. Non perché non ami la mia regione, ci mancherebbe, ma perché qui ed ho trovato il mio equilibrio. Poi, tra i programmi sicuri, non può mancare quello di attraversare, sfinito ma felice, il traguardo del Tor des Geants. Magari nell’edizione del 2016. In quella del 2015 farò il volontario. Sarà emozionante lo stesso e sicuramente imparerò sul campo molte cose”.