Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+11-18 Settembre 2016
Milena Bethaz

Milena Bethaz

Gio, 13/08/2015 - 12:33 -- redazione-social

La Lady di Ferro di "Valgrisa"

Se ci fosse un Oscar per il Volontario più fedele e soprattutto entusiasta, questo andrebbe assegnato a Milena Bethaz, e siamo certi che nessuno degli altri 1999 volontari del Tor avrebbe nulla da ridire. Anzi.

Milena, 43 anni, anche quest’anno sarà a dar manforte alla base vita di Valgrisanche. Dunque la prima, quella dove sostano tutti i concorrenti. A ognuno offre un incoraggiamento, un gesto affettuoso, eventualmente anche un consiglio.

Perché Milena di corse in montagna ne sa, eccome. Viene da una famiglia di sportivi e di skyrunner, “e io stessa correvo come un camoscio”, ricorda ridendo.

Nel luglio del 2000 vinse pure un Campionato mondiale, con una  volata fantastica da Zermatt a Cervinia passando per il colle del Teodulo. Un’annata, quella, che sembrava perfetta. Perché, forte di una laurea in Scienze Naturali, aveva conquistato anche un ambito posto di Guardia parco nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il vero sogno che si era realizzato.

Il 17 agosto, proprio negli ultimi giorni di tirocinio, era in servizio con un collega più esperto che la stava iniziando al “mestiere”, nel vallone dell’Entrelor, proprio dove passa il Tor. All’improvviso un temporale, un classico di un primo pomeriggio d’estate: improvviso, violento, di breve durata.

Oltre il limitare dei boschi, a 2800 metri, non c’è riparo. Un fulmine centra in pieno Milena e il suo collega, Luigi Fachin, che muore sul colpo. Lei verrà ritrovata il giorno dopo da parenti di Valgrisanche, cinquanta metri più in basso, in parte incenerita, rattrappita, quasi del tutto paralizzata, in coma totale. Il fulmine le aveva attraversato il corpo, entrando nell’orecchio destro e uscendole dal piede, dopo aver letteralmente sfondato lo scarpone. Si accorgono che è ancora viva da una lacrima che le scivola da un occhio, una sola, unico modo per comunicare con il mondo dei vivi. Una lacrima che nasce e scende quando sente la voce del fratello Marco.

Elicotteri, medici, ricoveri, una sfilza di operazioni disperate, anni di dure terapie fisiche e psicologiche. Un miracolo costruito giorno per giorno e che tutt’oggi continua.

Milena Bethaz è sicuramente la campionessa mondiale dell’allegria e della gioia di vivere. Quando periodicamente va in un istituto di rieducazione fisica in una cittadina della provincia di Lecco, i medici fanno la “ola”, la accolgono sempre con l’entusiasmo alle stelle. Perché è più lei ad aiutare loro che viceversa. Perché è un esempio incredibile di come il fisico allenato, la vita in montagna, lo sport e soprattutto la volontà innata a non mollare mai, mai, possono fare miracoli.

Milena è ancora claudicante, ha problemi di udito, ha una importante paresi. La sua disabilità non tende a nasconderla ma anzi la mostra senza drammi, la spiega serenamente punto per punto, quasi parlasse d’altri. Dopo settimane di coma, anni di interventi chirurgici, ed eterni periodi in sedia a rotelle, Milena va in bicicletta, pratica lo sci da fondo, guida la macchina e cammina in montagna. In salita si fa anche fatica a starle dietro (“in discesa però mi riprendono tutti, il mio piede ha subito tanti di quegli interventi”…).

In questi giorni, alla vigilia dei quindici anni dal suo “incredibile” incidente ha conquistato due nuovi successi. È salita sulla vetta del Gran Paradiso, in compagnia dello zio “Netto” (Ernesto), guida alpina, e ha riconquistato un posto sul campo nel suo lavoro al Parco. Vuol dire che non fa più solo vita d’ufficio ma è tornata a salire e a restare per giorni in montagna, al Centro di osservazione delle marmotte, con guardaparco, studenti e ricercatori.

“La montagna è stata crudele con me, ma io la amo”, dice Milena al limite della commozione.

La “crudeltà” della montagna è stata davvero estrema, considerando anche che Milena, quando aveva 9 anni, perse il padre sotto una valanga. Ma è altrettanto certo che il suo amore per le cime, i valloni, gli animali, i boschi e per la vita in questo ambiente è ancora più forte. Una bella lotta, in cui questa volta, cosa rarissima, è l’uomo, anzi una piccola donna forte e gentile, a vincere. Tutti i partecipanti a Tor dunque la troveranno in prima fila, entusiasta, attiva e generosa alla sua base di “Valgrisa”.