Tor des Geants®

Endurance Trail 330 km - 24000m D+11-18 Settembre 2016
Ruggiero Isernia

Ruggiero Isernia

Lun, 16/06/2014 - 14:59 -- redazione-social

Parola d’ordine: consapevolezza

E’ la prima cosa che serve per affrontare il Tor. E se lo dice Ruggiero Isernia, che ha tagliato il traguardo di tutte le edizioni, c’è da credergli.

Il diritto di partecipare all’edizione 2014 del Tor del Geants se l’è tutto guadagnato sul campo, o meglio sui sentieri che, come uniti in un filo sottile e lungo 330 chilometri, tengono insieme le vallate e le creste del territorio valdostano. Non potevamo che iniziare da lui, Ruggiero Isernia, ‘senatore’ per aver partecipato (e portato brillantemente a termine) tutte le quattro edizioni del Tor fin qui disputate. Una partecipazione sempre all’insegna della leggerezza mentale, del divertimento e, prima ancora, della consapevolezza. Senza velleità di classifica e con un unico essenziale scopo: godersela. Insomma, come affrontare un endurance trail con lo spirito giusto.

Isernia nasce a Vercelli, abita a Milano e frequenta Courmayeur da tempi ‘remoti’, da quando i suoi genitori vi acquistarono casa per le classiche vacanze.

“Io e i miei fratelli fin da ragazzini abbiamo scorrazzato sui prati delle valli laterali, lungo la Dora e sulle prime lingue di ghiaccio del Monte Bianco”, ricorda il senatore. “E continuiamo a farlo. Io ho praticato un po’ di attività alpinistiche di base con molta attenzione alla sicurezza, per andar dietro ad amici più bravi di me”.

Ecco, la sicurezza.

“La sicurezza, prima ancora che aver dimestichezza con attrezzi che ti possono proteggere, come l’abbigliamento tecnico o gli strumenti che ti dicono dove sei e che prevedono se c’è un temporale in arrivo, è un fatto mentale. Bisogna affrontare un qualsiasi Trail in montagna e ragione di più il Tor, con la certezza di aver fatto tutto il meglio possibile per prepararsi, avere aspettative ragionevoli e non temere per il proprio orgoglio nel caso ci si debba ritirare per un pericolo reale. In quattro parole: fare sempre, strafare mai. Certo che avere dimestichezza fin da ragazzi, come nel mio caso, con la montagna e i suoi mutevoli aspetti, aiuta molto.

L’unica cosa in cui eccedo è il bagaglio. Nello zaino porto sempre cose in più di quelle che potrebbero servire. Proprio per tutelare la mia e, in un certo senso, anche l’altrui sicurezza. Non smetto mai di raccomandare, a chi mi chiede opinioni in merito, di osservare scrupolosamente la parte del regolamento che riguarda il materiale obbligatorio. Chisseneimporta della leggerezza. Se non punti al podio, avere uno zaino che pesa 200 grammi in più perché contiene due pantaloni lunghi anziché uno, o una giacca più pesante del solito, non cambia minimamente la tua prestazione. Un altro aspetto che prendo in considerazione è quello del giusto riposo. Io nei vari Tor non ho quasi mai corso, per salvaguardare le articolazioni; li ho fatti tutti sempre camminando di buona lena. Con il primario obiettivo di arrivare ai cancelli orari per niente stremato e avere al tempo stesso l’opportunità di mangiare e riposarmi, con calma e regolarità. Perché l’affanno è una brutta bestia, fa salire a dismisura lo stress. Certo, adesso ho il vantaggio di conoscere bene il percorso e di sapere come affrontare i vari settori.Ma ormai ogni partecipante al Tor sa dove sono i tratti più impegnativi e può provarli, anche a rate, nelle settimane che precedono la gara”.

Ragionamenti semplici ed efficaci, per questo atleta che ha iniziato a fare i suoi primi Trail solo nel 2008.

“M’ero iscritto a una delle prove dell’Utmb, e a Chamonix, in un gazebo, avevo visto un fogliettino dove si parlava della prima edizione del Tor des Gèants. Presi il foglietto e lo misi in tasca, come facciamo tutti quando andiamo alle manifestazioni. Poi, giorni dopo, rileggendolo m-eglio, scoprii che si faceva il gran tour della ‘mia’ valle, che si correva su molti tratti di strada che io già conoscevo. Perciò iscrivermi fu naturale, come giocare in casa. Oltretutto la prima edizione è stata quella in cui sono andato meglio. Forse perché, non avendo modo di fare un confronto con gare della stessa lunghezza e dislivello, siamo stati tutti più prudenti.

Come mi alleno per l’edizione 2014? Correndo un’ora al mattino, in un parco milanese, scarpinando sui sentieri valdostani nel fine settimana e partecipando a qualche gara dalla lunghezza crescente. Voglio arrivare fisicamente nelle migliori condizioni e divertirmi. Come al solito”.

 

Franco Faggiani